Editoriale Don G.
| Resistenza e Resa |
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Il titolo richia
ma al testo di un noto pastore protestante, Dietrich Bonhoeffer, che, durante la prigionia nei campi di concentramento, ha elaborato una riflessione teologica sulla resistenza a partire dalla fede in Cristo. La portata di quella riflessione oggi è riconosciuta anche nell’ambito cattolico ed è diventata patrimonio della letteratura contemporanea. Nessuna resa, cioè nessuna rassegnazione alla violenza e alla sopraffazione dei violenti. Scrivo questa lettera per condannare i fatti di questi giorni che hanno visto come vittime alcuni giovani letteralmente “pestati” a sangue, durante le serate estive. Tutto questo inquieta, innanzitutto, la coscienza di quanti lavorano quotidianamente alla educabilità dei ragazzi, e genera un forte impulso a gridare con forza la necessità di recuperare il senso di civiltà.Il triste episodio di un gruppo di ragazzi che decide, incurante delle conseguenze fisiche e ignaro dei risvolti giudiziari, ma ancor di più sicuro della resa dei tanti indifferenti, di fare del male a dei coetanei, non costituisce una vicenda isolata, di poco conto, ma è indice di un imbarbarimento della civiltà e delle strutture elementari della relazionalità tra gli uomini. Si avverte l’urgenza di un impegno educativo, e nessuno può legittimare 'inadempienza del proprio ruolo. Girarsi dall'altra parte o occuparsi degli affari propri può, a volte, essere più devastante degli eventi stessi:l'indifferenza non è un sentimento umano.Avvenimenti come quelli riportati dalla cronaca locale, si inseriscono in quel processo storico che ha già ricevuto la sentenza del card. Pappalardo arcivescovo di Palermo: Mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata; e Gela viene nuovamente umiliata da gesti violenti più efficaci di ogni affermazione perentoria su giustizia e solidarietà con i deboli. Il cammino di questi anni sulla “questione legalità” rimane una urgenza per la nostra società. Non si può e non si deve abbassare la guardia, nessuna resa alla superbia e alla violenza. Proprio per questo tali eventi scuotono il senso civico di quella città “reale” che vuole cambiare, che ha deciso di invertire la rotta, di condividere un percorso di rinascita, di riscatto rispetto ad una immagine che non rende giustizia ai tanti gelesi che lavorano per il progresso e lo sviluppo del territorio. Non si può fare niente! è il triste monito, ma ancora di più la consapevolezza che –ahimè- si sta inculcando nella coscienza dei ragazzi. In questo ravviso il vero problema, nella acquiescenza dei ragazzi oramai disincantati, privi di slanci positivi. Nel mio sfogo di educatore grido a tutti i ragazzi: nessuna resa alla violenta superbia dei pochi che intendono soggiogare i molti. Non si tratta di una semplice operazione di denuncia, ma di un invito per ciascuno a compiere il proprio dovere di educatore ogni giorno, nei luoghi preposti a questo, fino in fondo, pagando di persona. Siamo costretti, se uomini maturi, a educare alla relazionalità, al senso del bene comune, ma soprattutto alla resistenza ad ogni forma di attacco al progresso della civiltà. Quei ragazzi, che in gruppo esercitano una violenza immotivata, sono l’emblema di un malessere generale, ma ancora di più l’espressione dell’assenza di una progettualità educativa, in grado di formare contesti in cui si struttura la personalità dell’individuo. Contesti che diventano fortemente educativi se ospitali verso tutti, e capaci di potenziare le attitudini dei ragazzi, connettendoli con la realtà istituzionale.
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ma al testo di un noto pastore protestante, Dietrich Bonhoeffer, che, durante la prigionia nei campi di concentramento, ha elaborato una riflessione teologica sulla resistenza a partire dalla fede in Cristo. La portata di quella riflessione oggi è riconosciuta anche nell’ambito cattolico ed è diventata patrimonio della letteratura contemporanea. Nessuna resa, cioè nessuna rassegnazione alla violenza e alla sopraffazione dei violenti. Scrivo questa lettera per condannare i fatti di questi giorni che hanno visto come vittime alcuni giovani letteralmente “pestati” a sangue, durante le serate estive. Tutto questo inquieta, innanzitutto, la coscienza di quanti lavorano quotidianamente alla educabilità dei ragazzi, e genera un forte impulso a gridare con forza la necessità di recuperare il senso di civiltà.
